Lettera aperta al Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, al Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Vasco Errani, e al (ex?) Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Innanzitutto vorrei congratularmi con voi per il lavoro svolto sinora. Al momento attuale, circa il 90% delle famiglie colpite dal sisma del 24 agosto sono state assistite e attendono, chi in strutture alberghiere, chi in case prese in affitto utilizzando il contributo per l’autonoma sistemazione, l’arrivo delle casette di legno previsto per la prossima primavera. Aver sistemato il 90% della popolazione è un ottimo risultato del quale bisogna essere soddisfatti.

Moderatamente soddisfatti. Tuttavia. Perché il rimanente 10% della popolazione, a distanza di tre mesi e mezzo dal sisma, versa ancora in condizioni di estrema difficoltà. E non per loro scelta. Si tratta infatti di quel 10% che, per un motivo o per l’altro, non può allontanarsi dal territorio – e che quindi non può essere temporaneamente trasferito in strutture alberghiere né può utilizzare il contributo per l’autonoma sistemazione per affittare una casa altrove. Trattasi per lo più di allevatori, che non possono abbandonare il bestiame. Persone che meritano il massimo rispetto e il massimo impegno, a maggior ragione perché le loro piccole imprese rappresentano il cuore pulsante di una parte d’Italia che funziona. E funziona bene, come dimostra l’enorme successo nazionale e internazionale dei prodotti tipici del Centro Italia.

Cosa è stato fatto per questi allevatori?

Purtroppo non molto. A distanza di un mese dal sisma, a fine settembre, la maggior parte di loro dormiva ancora in tenda. Oggi, a distanza di più di tre mesi dal sisma, molti di loro dormono ancora in roulotte fornite da associazioni (non dallo Stato!). Gli organi statali sono stati e continuano ad essere semplicemente assenti. O quasi. Perché in effetti i moduli abitativi provvisori sono cominciati ad arrivare, ma c’è un problema: sono piccoli e assolutamente insufficienti a soddisfare il bisogno della popolazione. Talmente insufficienti da rientrare negli estremi di un reato. E non di un reatuccio qualsiasi: bensì del reato di tortura.

Può sembrare una esagerazione, ma purtroppo non lo è. Prendiamo il caso della famiglia Guerrini, una famiglia di tre allevatori di Faizzone, una delle frazioni di Amatrice maggiormente colpite dal sisma. Per chi non se li ricordasse, i Guerrini divennero improvvisamente famosi a fine settembre quando La Via del Sale ONLUS (della quale sono il vicepresidente), avendo scoperto che da un mese dormivano in una tenda affossata nel fango nella quale si poteva entrare soltanto indossando degli stivali, decise di donargli una casetta prefabbricata e di installarla sul loro terreno di proprietà, nonostante i permessi per posizionarla fossero stati negati dal Comune di Amatrice. Fu la prima casetta ad entrare in territorio amatriciano e per qualche giorno si sospettò che dovesse essere rimossa perché rappresentava un abuso edilizio. Il caso ebbe risonanza nazionale e venne coperto anche da SkyTG24, TG1 e TG5. Fortunatamente il buon senso alla fine ebbe la meglio: la casetta non venne rimossa e i Guerrini vi vivono tuttora, pur facendolo senza alcun permesso ufficiale.

Due domeniche fa sono passato a Faizzone per salutare i Guerrini. Ebbene, la buona notizia è che gli è arrivato il modulo abitativo provvisorio della Protezione Civile. La brutta notizia è che questo modulo abitativo (che vedete nella foto qui sotto) è insufficiente a soddisfare il loro bisogno. Trattasi infatti di un modulo di 15mq, troppo pochi per un nucleo famigliare composto da tre persone. E non sono io a dirlo. Ma il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, il quale stabilisce che la quadratura minima di una cella detentiva singola debba essere di 7mq a persona (art. 43). Dunque ai Guerrini – e come a loro a decine di altre famiglie di allevatori – viene richiesto di passare i mesi invernali in condizioni peggiori di quelle dei detenuti. Talmente peggiori da rientrare dentro gli estremi del reato di tortura. TORTURA.

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Modulo abitativo provvisorio consegnato alla famiglia Guerrini dalla Protezione Civile.

Un classico paradosso all’italiana. Le casette prefabbricate non possono essere montate privatamente perché altrimenti sarebbe un reato (abuso edilizio). Ma l’alternativa pubblica sono i container della Protezione Civile i quali, non solo arrivano con estrema lentezza, ma rientrano anch’essi entro gli estremi di un reato, e di un reato potenzialmente ben più grave dell’abuso edilizio: il reato di tortura.

Come si esce da questa situazione paradossale? 

Credo che l’unica soluzione percorribile sia quella di un decreto-legge che ridefinisca i limiti entro i quali l’installazione di un modulo abitativo provvisorio in una situazione di emergenza rappresenta un abuso edilizio. Per esempio, nel caso di catastrofi naturali si potrebbe consentire l’installazione temporanea di moduli abitativi la cui grandezza non superi i 10mq a persona. Un’altra possibilità, suggerita da Giorgio Nibbi in un servizio de Il Fatto Quotidiano, potrebbe essere quella di consentire l’installazione di prefabbricati di ogni dimensione, ma che devono essere rimossi entro un mese dalla consegna delle casette di legno in primavera, pena una forte multa e l’eventuale denuncia penale per abuso edilizio.

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Casetta semi-mobile donata alla famiglia Guerrini dall’associazione La Via del Sale ONLUS.

Varie sono le strade percorribili, e sono certo che voi avete l’esperienza e le competenze necessarie per determinare quali di esse siano effettivamente praticabili.

In ogni caso qualcosa va fatto. E va fatto presto. L’inverno è alle porte. Ed è giusto che anche il rimanente 10% della popolazione lo passi in maniera dignitosa.

Valerio Capraro è Professore Associato alla Facoltà di Economia della Middlesex University London. La sua ricerca verte intorno al conflitto fra cooperazione ed egoismo.

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